Tasso di esposizione Gamma Dorval Asset Management – 29 luglio 2022

Sui mercati il riacquisto di posizioni corte procede a ritmo sempre più rapido per via del posizionamento troppo pessimista degli investitori. Per quanto eterogenei, gli ultimi dati sull’economia mondiale lasciano presagire uno scenario di moderazione e i risultati societari appaiono rassicuranti.

Nel T2 il PIL statunitense ha evidenziato la seconda contrazione trimestrale consecutiva (-0,9% dopo il -1,6% del T1, tassi annualizzati), essenzialmente a causa della netta diminuzione delle scorte di prodotti agricoli (-45 miliardi di dollari). Non ha molto senso parlare di recessione visto che nel primo semestre abbiamo assistito a un boom dell’occupazione e a una progressione della domanda interna (grafico 1), senza contare gli ottimi risultati pubblicati dalle aziende.

 

 

Le performance contrastanti dell’economia USA nel primo semestre
Variazione % (non annualizzata) da fine 2021

Percentuale / Occupazione / Domanda interna dei privati, escluse scorte / PIL

 

In ogni caso, seppur di entità ancora incerta, il rallentamento dell’economia statunitense è un dato di fatto e si accompagna al ribasso delle pressioni inflazionistiche in determinati ambiti (prezzo della benzina, ritardi nelle consegne e relativi prezzi, ecc.).  Tali sviluppi hanno rassicurato gli investitori. Un proseguimento della fase di surriscaldamento negli USA avrebbe rappresentato il peggior scenario  possibile per i mercati finanziari. In presenza di un’economia in decelerazione la Federal Reserve statunitense avrà meno bisogno di inasprire la politica. Occorre tener presente che i tassi a breve termine restano tuttora nettamente al di sotto del tasso di inflazione, un fattore che non depone a favore di una modifica della linea monetaria. Per di più, in base agli ultimi dati di inflazione - come il deflatore dei consumi privati, +0,6% in giugno (il rialzo più consistente da inizio anno) - appare chiaro che la strada per riportare l’inflazione a livelli più normali è ancora lunga.

 

Diversamente dagli Stati Uniti, nell’Area Euro nel secondo trimestre la crescita ha sorpreso al rialzo (+0,7% dopo il +0,5% del T1), un andamento che contrasta con il sentiment molto negativo degli investitori sull’Europa. Alla base dei dati positivi vi è soprattutto il dinamismo del settore dei servizi nel periodo post Covid. È comunque attesa una moderazione, già suggerita dalle recenti indagini tra le imprese del Vecchio Continente. Inoltre, non si esclude che la Germania, più votata alla produzione industriale e meno al turismo, sia già in recessione. Nel T2 si è registrata una stagnazione del PIL e, cosa ancor più rilevante, da due mesi il tasso di disoccupazione appare orientato al rialzo: dal 5% di maggio al 5,4% di luglio (grafico 2).

 

 

La Germania è già in recessione?

Numero / Offerta di lavoro (sx) / Tasso di disoccupazione (dx)

 

La debolezza della Germania e l’influsso negativo della crisi del gas russo sulle prospettive dell’Europa sono già ampiamente scontati nei corsi obbligazionari. In effetti, lo scarto tra i tassi a brevissimo termine e i rendimenti delle obbligazioni tedesche a due anni si è nettamente ridotto ed è persino sceso sotto il livello del tasso di rifinanziamento della BCE (grafico 3). E c’è di peggio, a fronte di un tasso nominale dello 0,25%, le obbligazioni tedesche a due anni presentano un tasso reale, al netto dell’inflazione attesa, del -5,4%!

 

 

Il mercato obbligazionario tedesco sconta già un pessimismo estremo

Tassi tedeschi a 2 anni / Tasso di rifinanziamento principale BCE / Tasso di deposito BCE

 

 

Pertanto, negli Stati Uniti come in Europa, una prosecuzione della flessione dei rendimenti obbligazionari diviene sempre più inverosimile. Ci teniamo alla larga da questo mercato e ci concentriamo sulle piazze azionarie. Nei giorni scorsi abbiamo concluso il processo di normalizzazione della nostra esposizione al mercato al fine di partecipare al rimbalzo. Nei nostri fondi internazionali investiamo tuttora nei temi legati alla transizione energetica – sostenuti dalle recenti  notizie incoraggianti sul fronte politico negli Stati Uniti – e al rimbalzo delle società tecnologiche USA meno onerose. Al contempo deteniamo un posizionamento consistente sui titoli giapponesi e sullo yen. 

 

 

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