Tasso di esposizione Gamma Dorval Asset Management – 20 maggio 2019

Dopo l’improvviso rialzo dei dazi americani sulle importazioni cinesi a inizio mese, gli investitori sono tornati in balia della guerra commerciale.

La Cina ha reagito gradualmente, ma in maniera decisa: prima con un piccolo aumento delle tariffe doganali su parte delle importazioni Usa (60 miliardi di dollari), poi con un ribasso dello yuan che sembra destinato a proseguire. Tale deprezzamento si accompagna a un nuovo periodo di sottoperformance dei mercati emergenti (cfr. grafico 1). 

Yuan /USD e performance relativa dei mercati emergenti

MSCI Emerging Markets vs MSCI World (scala di dx) (dx)
Yuan vs USD (scala invertita di sx) (sx)

 

È evidente che questo braccio di ferro non avrà alcun vincitore, ma non bisogna nemmeno dedurre che l’economia mondiale sia in procinto di indebolirsi significativamente. Nel breve periodo certo la Cina risente maggiormente della situazione – l’impatto sul PIL potrebbe essere dell’1% – ma senza dubbio assorbirà gran parte dello choc attuando ulteriori misure di rilancio monetario e fiscale. Negli Stati Uniti, le conseguenze, decisamente più modeste, sono controbilanciate da un calo dei tassi a lungo termine che permette una buona tenuta del mercato immobiliare (cfr. grafico 2).

I tassi bassi e la fine dell’austerity fiscale permettono una buona tenuta dell’edilizia nei Paesi avanzati

Indice NAHB dell’edilizia negli Usa
Clima del settore edilizio nell’area euro

Tale contesto, presente anche in Europa attraverso politiche monetarie e fiscali più accomodanti, permette agli investitori di mantenere invariate le prospettive di un’economia mondiale ancora piuttosto dinamica, malgrado la diffidenza verso i titoli più ciclici. Resta da vedere quanto sarà dura la controffensiva americana. L’interesse politico di Donald Trump è quello di limitare i rischi per l’economia nazionale, pur continando a esercitare notevoli pressioni sulla Cina. Da questo punto di vista, l’eventuale estesione dei dazi a tutte le importazioni cinesi rappresenterà un nodo cruciale, anche se un intervento prima della riunione tra Trump e Xi Jinping di fine giugno sembra poco probabile. C’è poi la questione del settore automotive, molto sentita dal presidente Usa. Tuttavia, l’imposizione di dazi (25%) sulle auto europee e giapponesi è stata rinviata di 6 mesi.

Tutto questo ci spinge a mantenere un’esposizione moderata al mercato azionario e a ridurre, per ora, le posizioni più cicliche (Paesi emergenti, small cap).
 

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