Stress test virale nel quadro della ripresa mondiale - Dorval's Macro Corner (Luglio2020)

« Adattare le conoscenze economiche alle realtà dei mercati, sfuggendo alla dittatura degli indici »
François-Xavier Chauchat
Membro del Comitato di investimento, economista e strategist
È iniziato il processo di revisione al rialzo delle previsioni economiche. Con la riapertura delle economie i consumi hanno registrato un’accelerazione maggiore del previsto e il tasso di risparmio tuttora molto alto delle famiglie implica un potenziale ancora elevato.

La ripresa è tuttavia frenata dai piani di licenziamento annunciati dai settori più colpiti, dall’esigenza di molte aziende di ripristinare i margini e dalla consapevolezza che il virus è sempre in agguato. Motivo per cui i piani di sostegno verranno prolungati e i programmi di rilancio saranno potenziati.

I nuovi focolai registrati negli Stati Uniti a partire da inizio giugno rappresentano un importante stress test per gli scenari positivi. All’aumento dei contagi in alcuni Stati corrisponde tuttavia un incremento meno marcato dei ricoveri in ospedale e un numero di decessi proporzionalmente più basso. Il tasso di trasmissione del virus è salito appena sopra quota 1, ma resta lontano dai livelli di marzo (oltre 2). È dunque possibile che lockdown parziali e circoscritti e un utilizzo più sistematico della mascherina siano sufficienti frenare questa piaga. Sarebbe sicuramente una buona notizia per l’economia, ma è ancora tutto da verificare. È una delle variabili estive di cui devono tenere conto gli investitori.

Sul reale livello di disoccupazione c’è grande incertezza: fare un calcolo preciso non è semplice a causa delle restrizioni sull’offerta e degli effetti dei piani di sostegno sulle statistiche. Negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione ufficiale di giugno era pari all’11%, un numero piuttosto alto, ma i sondaggi presso le famiglie americane registrano per il momento una situazione meno grave. In Europa, dove il dato era celato dai meccanismi di tutela dei posti di lavoro, si inizia a percepire la situazione reale. In Germania, la disoccupazione si è attestata al 6,4% in giugno, il livello più elevato in 5 anni. Il tasso dovrebbe stabilizzarsi, se non diminuire, entro fine anno grazie a un massiccio piano di rilancio varato da Berlino (130 miliardi di euro). Nel corso dell’estate sono previsti piani di rilancio anche negli Stati Uniti e in Europa.

La performance positiva dei mercati azionari è stata interrotta a inizio giugno dalle cattive notizie sul fronte coronavirus provenienti dagli Stati Uniti. Il rialzo è tuttavia proseguito in Cina, dove l’euforia di Shanghai è indubbiamente un po’ sospetta. Che sia un anticipo dei possibili sviluppi dei titoli ciclici e finanziari mondiali in caso di normalizzazione dell’economia? I settori ciclici restano in ogni caso decisamente scontati, in termini sia assoluti che relativi, e si comportano generalmente bene nei primi due anni della ripresa. Nel contesto attuale, questa teoria potrebbe applicarsi al settore delle costruzioni, che gode di diversi vantaggi congiunturali e strutturali: naturalmente la riapertura delle economie, ma anche un posto privilegiato nei piani di rilancio e il ruolo nei programmi di transizione energetica in Europa (“Green Deal”) e non solo. Da molte settimane investiamo i nostri portafogli globali in un paniere di circa 20 titoli europei, asiatici e statunitensi di questo settore.

 

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