Al rombo dei cannoni della guerra commerciale

DORVAL'S MACRO CORNER
« Adattare le conoscenze economiche alle realtà dei mercati, sfuggendo alla dittatura degli indici »
François-Xavier Chauchat
Membro del comitato d’investimento. Inquadramento macroeconomico e asset allocation.
Nel quadro della guerra commerciale si sono sviluppate due teorie opposte

Secondo la prima, le ritorsioni di UE e Cina, la complessità del commercio mondiale moderno e gli interessi delle aziende americane faranno cedere Donald Trump. Infatti, gran parte delle importazioni statunitensi, è in realtà costituita da prodotti americani realizzati o assemblati in Cina. Inoltre, i guadagni delle società USA dipendono in larga misura dall’estero e dalla globalizzazione. In tale contesto, la guerra commerciale potrebbe proseguire nel breve termine per poi passare in secondo piano dopo le elezioni di metà mandato. Si potrebbero addirittura avere degli sviluppi positivi se l’amministrazione americana riuscisse a ridurre il protezionismo cinese.

In base alla seconda teoria, invece, quanto detto in precedenza è una pia illusione poiché Donald Trump è da sempre convinto che gli stranieri “abbiano approfittato troppo degli Stati Uniti”. Inoltre, nessuna lobby è abbastanza potente da farlo deviare da quella che è dopotutto una posizione popolare, anche tra i democratici. Infine, l’economia americana è in fase di boom e non dovrebbe risentire eccessivamente di una guerra commerciale, seppur di vasta portata. Dovremo quindi prepararci a una fase di grande agitazione.

Per quanto molto diverse, queste due teorie non sono del tutto contraddittorie. Anche se la logica politica dietro agli attacchi di Donald Trump potrebbe essere condivisibile, la razionalità economica e gli interessi delle aziende dovrebbero limitare il ritmo e la portata delle misure. Se è questo che gli investitori percepiscono, una possibile estensione della guerra commerciale al settore automobilistico potrebbe non tradursi in una catastrofe in un contesto in cui, dopotutto, l'economia mondiale resta solida.

I mercati scontano una guerra commerciale? La mediana dei P/E sulle piazze azionarie mondiali è passata da 18 in gennaio a poco più di 15, una flessione identica a quella del 2015/2016. Se, come probabile, l’equilibrio tra crescita mondiale e tassi d’interesse si manterrà favorevole, tale livello inizia a essere interessante benché non si possa parlare di grande opportunità vista la fase avanzata del ciclo. Alcuni mercati emergenti sono attualmente sottovalutati. In particolare, la reazione dei prezzi delle azioni cinesi alle minacce di guerra commerciale è stata esagerata.

Nello stesso ordine di idee, i deflussi dai mercati azionari sono stati impressionanti, in particolare nell’ultima settimana di giugno. Tale trend conferma un ritorno della preoccupazione come indicato anche alla significativa sovraperformance dei titoli difensivi rispetto a quelli ciclici. Da buoni discepoli di Warren Buffet dovremmo quindi andare controcorrente e acquistare al rombo dei cannoni della guerra commerciale? È un'eventualità sempre più allettante.

Per il momento, tuttavia, la strategia centrale di Dorval AM consiste nel mantenere un’esposizione da contenuta a moderata all’azionario nell’ambito dei fondi flessibili, privilegiando i settori ciclici, l'Europa meridionale e le aree emergenti nei fondi internazionali. L’allocazione azionaria ai titoli europei resta incentrata sul tema della digitalizzazione e i nostri gestori di fondi attendono la stagione di pubblicazione degli utili per il secondo trimestre per decidere se e come reimpiegare il capitale. Tenuto conto della grande incertezza, siamo tuttora pronti a modificare la nostra posizione tattica in estate, in un senso o nell'altro.

 

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