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Tasso di esposizione Gamma Dorval Asset Management – 27 maggio 2022

Dal punto di vista degli investitori statunitensi l’evento più importante delle ultime settimane è stata la nuova correzione del settore tecnologico (grafico 1). Tale flessione non è una diretta conseguenza dei recenti avvenimenti macroeconomici. Rappresenta piuttosto il proseguimento di un processo di riassestamento dopo la bolla dei titoli del “mondo di domani” acquistati in gran quantità dagli investitori retail nel 2020. La buona notizia è che il processo di normalizzazione dei corsi azionari sembra ormai abbastanza maturo, prova ne sia anche il forte deflusso dai crypto asset.

Il contro-shock post-Covid del settore tecnologico USA

Corso dell’ETF “ARK Innovation”

Oltre alla buona notizia dell’assestamento del mercato tecnologico, i recenti indicatori economici suggeriscono che il surriscaldamento dell’economia USA potrebbe presto lasciare il posto a una fase di moderazione (grafico 2). Il vertiginoso aumento dei prezzi del settore immobiliare e l’impennata dei tassi ipotecari sembrano infine scoraggiare gli acquirenti, come si evince dal forte calo delle vendite di abitazioni nuove registrato in aprile (-16,6% dopo il -0,5% di marzo). Occorre tuttavia mantenere la prudenza poiché tale flessione è anche, o soprattutto, indice di un deficit di offerta su un mercato in cui la domanda resta solida. Si tratterebbe quindi di uno scricchiolio e non di un vero crac. In maggio l’indice PMI composito ha peraltro evidenziato un netto ribasso (a 53,8 dopo il 56,0 di aprile), segno di una normalizzazione della crescita. Infine, da qualche settimana le richieste di sussidi di disoccupazione sono leggermente aumentate e si sono assestate sopra quota 200.000 al mese. Se dovesse essere confermata, la moderazione dell’economia statunitense alimenterebbe l’idea ottimista del “picco di inflazione” tanto evocata negli ultimi giorni e sostenuta dalla stabilizzazione dei parametri dell’inflazione sottostante degli ultimi mesi (+0,3% sul deflatore dei consumi esclusi generi alimentari ed energia in aprile, per il terzo mese consecutivo).

Primi scriocchiolii dell’economia USA?

N. di persone

Vendite di case nuove / Richieste di sussidi di disoccupazione

Tuttavia questa idea di un picco di inflazione non farebbe altro che confermare le vecchie previsioni dei mercati finanziari e persino dei privati. I prezzi di mercato non hanno di fatto mai scontato un’inflazione persistentemente elevata (grafico 3). Al momento, l’inflazione USA si attesta al +8% (su base annua mobile), ma i mercati stimano che nei prossimi 10 anni il tasso medio sarà inferiore al +3% annuo. Tale ancoraggio delle attese inflazionistiche a medio e lungo termine si riscontra da qualche mese anche tra le famiglie, come risulta dal sondaggio dell’Università del Michigan. Gli operatori di mercato scontano già la normalizzazione dell’inflazione, quindi, qualora si verifichi, ci sono poche probabilità che produca un marcato ribasso dei tassi a lungo termine – salvo in caso di recessione, un’eventualità che ci sembra però prematura.

I mercati non credono a un’inflazione costantemente elevata

Inflazione USA (prezzi al consumo) / Inflazione scontata dai mercati per i prossimi 10 anni (= “punto morto” dei TIPS USA)

In Europa il rallentamento dell’inflazione non sembra ancora in vista. Dagli ultimi sondaggi (IFO, INSEE, PMI) risulta che le imprese dell’area euro hanno per il momento una buona resilienza economica nonostante la crisi ucraina e che i prezzi di vendita dei loro prodotti continuano a salire. Anche gli stipendi aumentano e sfiorano un rialzo annuo del 3% (grafico 4). Infine, se il recente calo dei prezzi del gas è favorevole, il prezzo del petrolio Brent si avvicina nuovamente ai 120$/barile. Per tali motivi la BCE ha annunciato un’accelerazione della normalizzazione dei tassi di interesse e mira a riportare i tassi in territorio positivo entro la fine dell’estate. I mercati obbligazionari europei – e in particolare il tratto a breve della curva dei rendimenti – restano quindi vulnerabili.

Netto rimbalzo degli stipendi dell’area euro

Indicatore composito degli stipendi negoziati nell’area euro (dati BCE)

Percentuale

Nel complesso, la stabilizzazione del settore tecnologico e del mercato obbligazionario USA ma anche il posizionamento ormai troppo pessimista degli investitori danno un po’ di respiro al mercato azionario. Nelle ultime due settimane abbiamo riscattato le coperture precedentemente assunte nei nostri portafogli flessibili. Abbiamo ridotto ulteriormente l’esposizione al dollaro nei confronti dell’euro alla luce dei toni più restrittivi della BCE. Per il momento preferiamo non investire sui mercati obbligazionari, che presentano un’attrattiva limitata a causa delle scarse attese inflazionistiche, della debolezza dei tassi reali e del continuo inasprimento delle politiche monetarie. L’esposizione alle azioni internazionali resta infine ben diversificata in termini geografici. Tale diversificazione ci sembra particolarmente pertinente in presenza di evoluzioni così divergenti da una regione all’altra.

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