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Tasso di esposizione Gamma Dorval Asset Management – 21 gennaio 2022

Gran parte degli osservatori si attende l’annuncio di un primo inasprimento dei tassi di 25pb da parte della Fed il 16 marzo, seguito da altri tre rialzi nel corso del 2022; in tal caso il ritmo della normalizzazione sarebbe analogo a quello tenuto nel 2017 e nel 2018. Se la Fed deciderà di premere sull’acceleratore, inasprendo i tassi di 25pb a ciascuna riunione a partire da marzo, il tasso di interesse dei Fed funds si attesterà in un range dell’1,75%-2,00% a fine anno (grafico 1), vale a dire sempre al di sotto dell’inflazione prevista. Senza dubbio la banca centrale USA annuncerà anche l’avvio della riduzione del bilancio.

Vi sono forti pressioni politiche affinché la Federal Reserve scenda in campo contro l’inflazione, ma misure troppo decise comporterebbero un netto rallentamento economico, un’eventualità che tutti vogliono scongiurare. Per di più, le attese di inflazione a medio e lungo termine restano ancorate a livelli nel complesso normali (grafico 2); di conseguenza un brusco inasprimento della linea monetaria appare tutt’altro che raccomandabile. Infine, vista la complessità della situazione creata dalla crisi da Covid, è alquanto probabile che d’ora in avanti la politica della Fed sarà maggiormente basata sui dati economici (fine della “forward guidance”). In tal caso la banca centrale USA adeguerebbe la sua politica in funzione dell’evoluzione di diversi indicatori delle pressioni inflazionistiche (colli di bottiglia, materie prime, salari, ecc.).

Sui mercati finanziari, l’incertezza circa le mosse future della Fed (riunione del FOMC del 26 gennaio) e i timori per il peggioramento della situazione in Ucraina hanno acuito la volatilità. In ogni caso, le oscillazioni più marcate delle ultime settimane restano quelle legate alla flessione delle valutazioni dei titoli più onerosi e gettonati dagli investitori retail. Tale processo era iniziato già a gennaio 2021 e si era interrotto in estate. Da novembre si è assistito a una ripresa, come dimostra il significativo ribasso di titoli green-tech e biotech, small cap tecnologiche statunitensi e bitcoin (grafico 3).

Di per sé l’evoluzione in corso è positiva. La riduzione delle valutazioni interessa anche le large cap growth che comunque, viste le loro caratteristiche qualitative, si distinguono dagli angeli caduti (ad esempio, dato un P/E medio pari a 28, i GAFAM non rientrano necessariamente tra gli asset sopravvalutati). Per quanto riguarda i nostri fondi, continuiamo a preferire un approccio molto diversificato che tende a limitare il livello aggregato delle valutazioni. Nei nostri fondi internazionali p.e. il rapporto prezzo/utili aggregato dei titoli in portafoglio si attesta a 15,5 a fronte del 18,2 dell’indice MSCI World.

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