Tasso di esposizione Gamma Dorval Asset Management – 14 aprile 2022
In marzo l’indice dei prezzi al consumo USA è salito dell’1,2% portando il rialzo da inizio anno all’8,5%, il massimo da 40 anni a questa parte. Tuttavia, se si escludono alimentari ed energia, l’incremento mensile è stato pari ad appena lo 0,3% (grafico 1). La flessione dei prezzi delle auto usate (-3,8%) dopo due anni di forti rincari conferma un’incipiente mitigazione dell’impatto della carenza di offerta causata dalla crisi da Covid. Tali ripercussioni sono una componente importante dello shock inflazionistico, pertanto la loro attenuazione potrebbe alimentare le speranze di superamento del picco inflazionistico. In tal caso, lo scenario di soft landing dell’economia statunitense potrebbe riacquistare credibilità. La traiettoria e il timing della stabilizzazione restano comunque molto difficili da prevedere.
Stati Uniti: netto aumento dei prezzi in marzo,ma moderazione dell’inflazione sottostante
Prezzi al consumo, variazione mensile (%)
Inflazione complessiva / Inflazione esclusi alimentari ed energia
Lo scenario di picco dell’inflazione sarà supportato dalla progressiva stabilizzazione dei prezzi delle commodity. Il prezzo del greggio Brent resta sotto i 120$ sebbene sia in corso un dibattito circa il possibile embargo europeo sul petrolio russo (grafico 2). La decelerazione dell’economia cinese, ascrivibile alla reintroduzione di misure di lockdown in numerose città, contribuisce senza dubbio alla stabilizzazione in atto. Per di più, la probabilità di un embargo totale dell’Unione Europea sull’energia russa resta limitata visti i timori di recessione, particolarmente forti in Germania. Così come alcuni altri ricercatori, gli istituti economici che consigliano il governo tedesco (i “cinque saggi”) prevedono che un embargo su petrolio e gas russi provocherebbe una forte recessione (-2,2% nel 2023, con la perdita di 400.000 posti di lavoro). Gli sviluppi sul mercato delle materie prime rimarranno quindi molto incerti poiché non è dato sapere quale prezzo sarà disposta a pagare l’Europa per esercitare forti pressioni sulla Russia.
Sebbene ancora del tutto ipotetico, lo scenario di picco e successiva moderazione graduale dell’inflazione nel secondo semestre sarà senza dubbio positivo per le piazze azionarie. In tal caso infatti diminuirebbero i rischi di recessione. Resta comunque salda la convinzione che la politica monetaria attuale sia inadeguata, in presenza di tassi di interesse a breve nettamente più bassi dell’inflazione malgrado una situazione di quasi pieno impiego. La Fed quindi aumenterà il ritmo della normalizzazione della sua politica tramite molteplici inasprimenti dei tassi da 50 punti base ciascuno (o più) e il ridimensionamento del bilancio. La BCE dovrebbe porre fine agli acquisti di asset in estate e potrebbe annunciare la conclusione del regime di tassi negativi entro fine anno.
Nei nostri portafogli flessibili conserviamo una duration obbligazionaria pressoché nulla e un’esposizione moderata e ampiamente diversificata alle azioni; al contempo continuiamo a investire nel tema della transizione energetica. Manteniamo la copertura contro l’incertezza derivante dalle elezioni in Francia (acquisto di Bund vs. OAT a 10 anni).

