Tasso di esposizione Gamma Dorval Asset Management – 13 maggio 2022
È possibile che il dato di marzo abbia coinciso con il picco dell’inflazione, in ogni caso il tasso core (esclusi energia e alimentari) in rialzo dello 0,6% su base mensile e del 6,2% su base annua rimane la preoccupazione principale della Fed. In particolare, l’estensione degli aumenti di prezzo dai beni ai servizi (+0,7% mensile, il rialzo più consistente dal 1990) fa temere un’inflazione persistente e troppo elevata. Il livello medio dei vari indicatori core riflette tuttora una tendenza rialzista e un dato mensile assoluto pari allo 0,5% (grafico 1). Seguiremo con attenzione la pubblicazione del Personal Consumption Expenditures Price Index (PCE), uno degli indicatori preferiti della Fed, il 27 aprile.
CPI USA: variazioni mensili in %, totale vs tasso “core”
Mediana dei 4 dati d’inflazione sottostante basati sul CPI: Core CPI, Core Sticky CPI, Median CPI e Trimmed mean CPI
Allo stato attuale, le dichiarazioni dei membri della Federal Reserve continuano a influenzare il sentiment di mercato. In ogni caso, i dati resi noti questa settimana non dovrebbero indurre la Fed ad alzare i tassi di 75pb in giugno. Jerome Powell, il Presidente della Fed, ha ribadito che prevede due inasprimenti di 50pb in giugno e luglio.
Sui mercati emergono alcuni segnali di capitolazione: lo sgonfiamento degli asset più speculativi (titoli tecnologici non redditizi, criptovalute) protagonisti di un’impennata da marzo 2020 in avanti. Anche il rally obbligazionario di questa settimana conferma l’inquietudine degli investitori. Alla luce del pessimismo estremo degli investitori, illustrato di seguito (grafico 2) tramite l’indice composito Fear & Greed di CNN, e del crollo del 20% del mercato americano in un’unica seduta, non escludiamo un rimbalzo tecnico delle borse.
P/E prospettico – mediana di 24 settori, indici MSCI
Peraltro, nell’attuale fase di normalizzazione della politica monetaria, negli Stati Uniti le valutazioni ponderate per la capitalizzazione restano ancora elevate: rapporto prezzo/utili (P/E) di 17,5x (grafico 3). Da questo punto di vista, il mercato USA - in particolare le grandi società uscite vincitrici dal ciclo precedente - appare quindi ancora vulnerabile.
P/E prospettico – mediana di 24 settori, indici MSCI
Mediana USA / Mediana Giappone / Mediana UEM
Quanto all’asset allocation, è tuttora raccomandabile usare prudenza date la fragilità del contesto macroeconomico e la visibilità limitata sugli sviluppi nelle settimane a venire. In riferimento al contesto inflazionistico, sebbene i tassi a lungo termine statunitensi, stabili attorno al 3%, potrebbero sembrare allettanti, riteniamo non sia giunto il momento di tornare a investire nelle obbligazioni governative in presenza di tassi reali ancora lontani dai livelli normali.
Da ultimo, verso fine settimana abbiamo ricostituito l’esposizione azionaria in previsione di un rimbalzo tecnico, in conformità agli obiettivi di rischio dei vari fondi.


