La correzione dei mercati azionari preannuncia un inasprimento delle condizioni finanziarie? - 24 novembre 2025
Guidata da un calo delle valutazioni dei titoli più legati all'intelligenza artificiale, la recente correzione dei mercati azionari si sta diffondendo solo moderatamente al resto del listino. Può continuare così?
Dal suo massimo di quasi 6900 punti alla fine di ottobre, l'indice di riferimento della borsa americana S&P 500 ha perso circa il 5% al 20 novembre 2025. Questa correzione, per il momento piuttosto modesta, è dovuta essenzialmente al calo delle valutazioni dei titoli di punta dell'intelligenza artificiale (-10%). La diffusione all'intero indice azionario mondiale rimane moderata, con l'indice Bloomberg World Equi-Weighted che ha perso solo il 3% nello stesso periodo (grafico 1).
Nessuno sa ancora se questa correzione rifletta una salutare moderazione dell'ottimismo o l'inizio di un'inversione di tendenza duratura nell'universo, a volte esuberante, delle aziende più esposte alla rapida diffusione dell'intelligenza artificiale. Con un P/E prospettico di circa 26x, questo segmento rimane più del 60% più costoso della media equiponderata delle azioni mondiali (grafico 2). Questo sovrapprezzo è tuttavia tra i più bassi osservati dalla metà del 2023.
La crescita esponenziale – e molto reale – della spesa direttamente o indirettamente legata all'IA alimenta naturalmente le speranze integrate in queste valutazioni. Gli ottimisti ritengono che questa speranza sia legittima, nella misura in cui il boom dell'IA è sostenuto da aziende ultra-redditizie, efficienti e potenti. I pessimisti, invece, sottolineano le incertezze di un nuovo modello di redditività basato su investimenti massicci, nonché i maggiori rischi di una concorrenza “low-cost”, in particolare proveniente dalla Cina.
In ogni caso, il comportamento del mercato ricorda sempre più quello dei titoli tecnologici degli anni 1999-2000, con un regime di elevata volatilità.
Ma la recente correzione del mercato azionario solleva anche altre questioni, prima fra tutte quella cruciale delle condizioni finanziarie. Un ulteriore calo dei titoli legati all'intelligenza artificiale potrebbe provocare un effetto a catena e, di conseguenza, aumentare il costo del capitale, anche sul mercato delle obbligazioni societarie. Inoltre, i famosi “scarafaggi” identificati da Jamie Dimon, presidente di JP Morgan, potrebbero moltiplicarsi, in particolare nel complesso universo del credito privato.
Tuttavia, Lisa Cook, membro della Federal Reserve statunitense particolarmente impegnata nella sorveglianza sistemica, non è dello stesso avviso. In un recente discorso, ha ritenuto improbabile che questi “scarafaggi” – i pochi fallimenti osservati negli ultimi mesi – si trasformino presto in “termiti”.
Infine, alcuni investitori temono che la Federal Reserve non attui i tagli dei tassi previsti, il che potrebbe comportare un inasprimento delle condizioni finanziarie. Se la Fed dovesse allinearsi alla BCE nello status quo, non assisteremmo forse al crollo di uno dei pilastri della crescita dei mercati? A questo punto, non è questa la nostra interpretazione.
Al di là delle incertezze a breve termine che circondano la riunione della Fed del 10 dicembre, l'essenziale risiede nella capacità delle banche centrali di sostenere la crescita se le circostanze lo richiedono. Tuttavia, tale capacità rimane intatta, poiché le pressioni inflazionistiche globali rimangono deboli. L'aumento dei dazi doganali statunitensi ha un peso piuttosto limitato rispetto alla disinflazione degli affitti e dei salari, alla moderazione dei prezzi del petrolio indotta dall'aumento dell'offerta dell'OPEC e alla diffusione della deflazione cinese (grafico 3).
Un contesto di questo tipo induce un bias ribassista sui tassi di interesse e un'asimmetria positiva: le banche centrali abbasseranno i tassi se la crescita deluderà (il famoso “put”) e non li aumenteranno se sarà resiliente. Pertanto, la decisione della Fed di abbassare o meno i tassi il 10 dicembre non cambierà molto la situazione, anche se potrebbe creare un po' di volatilità. Per la Fed, la principale incertezza del 2026 è il suo grado di politicizzazione. A questo proposito, vedremo quale candidato sceglierà Donald Trump per sostituire Jerome Powell nel maggio 2026.
In conclusione, la strategia applicata nei nostri fondi globali rimane abbastanza stabile perché il nostro approccio estremamente diversificato ed equamente ponderato alle azioni rende i nostri portafogli meno vulnerabili alla volatilità dei soli titoli legati all'IA. Le altre posizioni sono dedicate alla gestione del rischio: opzioni di vendita su indici, obbligazioni statali e investimenti monetari.
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