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America piglia tutto – e ancora di più con Donald Trump ? - 11 novembre 2024

Le borse mondiali hanno accolto l’elezione di Donald Trump con un mix di eccitazione e inquietudine. L’esito delle urne è percepito come uno shock asimmetrico che favorisce gli Stati Uniti e penalizza il resto del mondo, ma forse la lettura della situazione non è così semplice.
Il trionfo di Donald Trump alle presidenziali USA rafforza l’idea ben radicata negli investitori di un’America “piglia tutto” con un’economia decisamente più dinamica delle altre e un mercato azionario che rappresenta ormai la stragrande maggioranza della capitalizzazione borsistica mondiale (grafico 1). Per contro, l’Europa appare ancora più debole, impotente, impantanata nelle sue contraddizioni e schiacciata fra un nemico dichiarato a est e un alleato sempre meno indulgente a ovest. L’attuale implosione della coalizione di governo in Germania è solo uno dei molteplici segni di questa impotenza.

Tuttavia, preso alla lettera, il programma di Trump, che prevede una riduzione delle imposte, un rialzo generalizzato dei dazi doganali e il rimpatrio massiccio degli immigrati, è negativo sia per il mondo che per l’economia USA. Nella sua ultima pubblicazione di ottobre, il FMI stima che questo tipo di scenario, se corredato di un aumento dei dazi doganali in altri Paesi, farebbe perdere l’1,6% del PIL sia agli Stati Uniti che all'Europa entro il 2026, mentre l’impatto sulla Cina sarebbe più modesto (grafico 2). Non dimentichiamo che le imposte sull'importazione sono pagate dalle aziende e dalle famiglie dei Paesi che importano. E che la politica di Trump potrebbe tradursi in un netto rialzo del dollaro e dei tassi di interesse reali, con conseguente riduzione della crescita.

Naturalmente i tentativi di quantificare gli effetti del programma di Trump sono da prendere con le pinze. Ad esempio, spesso i modelli economici prendono come punto di riferimento l’unico disponibile dell’epoca moderna, gli anni 2018-2019, un periodo in cui la guerra commerciale, benché incentrata sulla Cina, avrebbe pesato parecchio sulla crescita europea a causa dell’incertezza. E fare previsioni basandosi su un solo parametro storico recente aumenta l’incertezza. Inoltre, nessuno può sapere sin dove arriverà Donald Trump con il suo programma, di quali metodi si avvarrà e che tempistiche adotterà. Né quale sarà la reazione dei partner commerciali degli Stati Uniti.
Infine, ovviamente il passo dell’economia mondiale degli anni 2025-2026 non dipenderà solo dal programma di Trump ma anche da altri fattori. Nello specifico, l’economia mondiale è interessata ancora dai vantaggi della disinflazione, che ha effetti positivi sia sul potere di acquisto che sui tassi di interesse delle banche centrali. A questo proposito, il calo dei prezzi dell’energia fossile che potrebbe derivare dalla politica di Trump non farebbe che aumentare tale tendenza. Inoltre, la Cina sta attuando un piano di stabilizzazione del settore immobiliare interno e di rilancio economico che sicuramente ritoccherà in funzione del livello di aggressività della nuova amministrazione USA.
L’Europa sembra a prima vista più indietro, ma vi sono diversi fattori che potrebbero sostenerne la crescita. I consistenti risparmi degli Europei, l’aumento del potere di acquisto consentito dalla disinflazione e il calo dei tassi della BCE creano un contesto più favorevole per la spesa di famiglie e imprese nel 2025. Dopo le delusioni della scorsa primavera, sembra che i consumi nell’area euro si stiano riprendendo, come si evince dagli ultimi dati sulle vendite al dettaglio (grafico 3). In alcuni Paesi riprendono inoltre i prestiti nel settore immobiliare. Infine, si spera (ma è forse un pio desiderio?) che lo shock causato da Trump e le pressioni di Putin limitino il consolidamento fiscale in Europa – soprattutto l'aumento delle tasse – e consentano alla Germania di spendere di più, come chiaramente auspicato dal Cancelliere Scholz. In tale contesto, anche se è bene non sottovalutare la minaccia di una guerra commerciale con gli Stati Uniti, lo scenario di una vera e propria recessione in Europa ci sembra ancora poco probabile, tanto più che la BCE tiene sotto controllo la situazione.

Sui mercati finanziari globali i prezzi si sono adeguati al risultato elettorale. Wall Street ha toccato nuovi massimi sulla scia delle attese di riduzione delle imposte e di deregulation, mentre i tassi USA a lungo termine e il dollaro sono saliti. Per contro, logicamente gli investitori hanno integrato premi per il rischio legati ai timori di una guerra commerciale (titoli di società esportatrici europee, banche spagnole con una forte presenza in Messico, indici dei mercati emergenti, ecc.) e alla messa in questione delle politiche ambientali (titoli delle energie rinnovabili). Tutti titoli che sono per la maggior parte già molto scontati.

[Scarica la versione integrale in formato PDF : America piglia tutto – e ancora di più con Donald Trump ? - 11 novembre 2024] (https://site-dorval-production.s3.fr-par.scw.cloud/uploads/Dorval_Weekly_Note_IT_11112024_c7fd95b7ee.pdf)