Accordo USA/Regno Unito: incoraggiante o preoccupante per l'Europa? - 12 maggio 2025
Il progetto di accordo commerciale anglo-americano e la ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Cina concretizzano il clima costruttivo di distensione. Tuttavia, gli investitori esitano ancora a trarne conclusioni positive per il conflitto tra UE e Stati Uniti.
I dettagli dell'accordo anglo-americano non sono ancora stati resi noti, ma le linee generali sono già note. Il Regno Unito accetta in particolare dazi doganali del 10% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, con alcune eccezioni, tra cui l'acciaio, che è esente (0% di dazi). Sono state annunciate ulteriori concessioni, tra cui un limite di 100.000 veicoli inglesi esportati all'anno – oltre tale limite si applicherebbe un dazio doganale più elevato – e altri limiti quantitativi alle esportazioni di acciaio. Sembra che il Regno Unito abbia anche accettato di non aumentare la tassa sui GAFAM per il momento e di abbassare le barriere all'ingresso dell'agricoltura americana, senza tuttavia rinunciare alle normative sanitarie locali. Sono inoltre in discussione altri accordi sulle protezioni non tariffarie. Infine, la questione dell'IVA, che Donald Trump ha più volte definito “ingiusta” nei confronti degli esportatori statunitensi, è scomparsa dalle discussioni. Questi accordi, ulteriori segnali di distensione commerciale, combinati con l'avvio di discussioni con la Cina, hanno rafforzato la ripresa degli indici azionari dal 9 aprile (grafico 1).
Ma questo primo accordo con un partner storicamente vicino agli Stati Uniti e con un commercio bilaterale relativamente equilibrato dà un'idea del livello minimo di concessioni che un paese può essere indotto a fare in questo tipo di negoziati. Altri progetti di accordo sembrano vicini alla conclusione, ad esempio con il Giappone o la Corea, che forniranno ulteriori indicazioni preziose. Per quanto riguarda i negoziati con l'Europa, tuttavia, l'incertezza rimarrà elevata, poiché la posta in gioco è decisamente più alta. Gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale di 240 miliardi di dollari con l'Unione Europea (grafico 2) e la strategia negoziale dell'UE appare più combattiva di quella del Regno Unito. Esiste quindi il rischio che Donald Trump utilizzi i “deal” con il Regno Unito e altri paesi come pretesto per denunciare la resistenza europea e attaccare con forza.
È senza dubbio per questo motivo che gli investitori si mostrano molto cauti in questa fase nei confronti dei titoli europei più sensibili al commercio bilaterale, tra cui l'automobile, i beni strumentali e di consumo, il trasporto marittimo, ecc. Questi titoli hanno certamente registrato una leggera ripresa dal 9 aprile, ma rimangono sottoperformanti del 18% rispetto all'Euro Stoxx dall'elezione di Donald Trump (grafico 3).
Questi titoli sensibili potrebbero naturalmente rimbalzare in caso di accordo prima del 9 luglio, data limite prevista per la fine del periodo di negoziazione. I nostri fondi, ben investiti in multinazionali europee, ne trarrebbero vantaggio. Tuttavia, per il momento abbiamo preferito integrare i nostri portafogli europei flessibili con un paniere equiponderato di 22 titoli sostenuti dalla risposta concreta dell'Europa alle minacce dell'amministrazione americana, con il piano di bilancio tedesco e il proseguimento della politica di abbassamento dei tassi da parte della BCE. Questo nuovo paniere tematico di “reflazione europea” è equamente ripartito tra titoli industriali nazionali e titoli immobiliari.


